Stanchezza o semplice ripartenza?

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Qualche settimana fa ho scritto un Facebook questa frase:

Stanco, stanco di niente, stanco di tutto, stanco del peso del mondo che non aveva scelto di sopportare.

(F. Scott Fitzgerald)

Non l’ho mai letta in un libro, devo ammetterlo, o comunque non me la ricordavo, l’ho trovata quasi per caso su Internet… ecco qualcosa di buono Internet fa.

È una stanchezza generale per le cose che passano ma che in realtà non passano mai e sembra tutto uguale, una copia, di una copia, di una copia (cit. Fight Club).

Ore spese su libri e libri a capire il significato del tempo, a cercare motivazioni a trovare significati nascosti in tutte le cose che ci circondano per poi capire che basta un attimo per decidere, per risolvere tutto.

C’è chi afferma che sono troppo attaccato al tempo, ma chi lo dice non mi ha ancora capito in fondo. Essere legati al tempo è una condizione necessaria delle persone, tutto è scandito dal tempo, la vera differenza sta nel vivere il presente come un dono, appunto… presente. Invece si fanno sempre mille voli pindarici, si pensa fin troppo per poi ritrovarsi a non avere nulla, perché chi pensa troppo alla fine non riesce ad agire, bloccato dal pensiero costante.

Non mi sento sbagliato, mi sento estraneo in un contesto familiare. Cerco di vivere al meglio ogni singolo istante ma il contesto in cui sono è bloccato, inerme al tempo che passa.

Vedo persone che si lamentano ma non fanno nulla e non parlo di andare ad urlare in piazza, quello serve quanto masticare una gomma per risolvere un’equazione algebrica (cit. Big Kahuna), parlo di agire nel quotidiano, nel proprio piccolo, usare l’intelligenza e la forza per cose che servono nel quotidiano, per far diventare quel quotidiano… vita.

Tutto è un attimo, tutto svanisce o cresce in un attimo, basta un aereo perso o preso all’ultimo istante, basta trovarsi ad un concerto quasi per caso o perdere la metro per qualche secondo. Tutto è un attimo, se tutti capissero questo invece di pregare… sarebbe un passo avanti per tutta la società civile.

Discorso troppo ampio da affrontare in un blog registrato a caso e scritto in modo poco continuativo (per non usare ancora la parola caso). Ma anche quando si parla di caso non è un caso, l’attimo è fatto di una buona dose di casualità e di causalità.

Non è nemmeno un discorso triste, è razionale e quanto mai vero, la vita è un attimo, non c’è tempo per esser tristi, non c’è tempo per le indecisioni. Alzarsi con il sorriso è l’unica soluzione, stare accanto a chi ti fa sorridere sempre è l’unica soluzione, non ne vedo altre.

Certo ho preso un po’ di qualunquismo e l’ho buttato in queste quattro righe, ma se ci pensate è più semplice di quello che credete, lasciate andare chi vi blocca, lasciate andare via chi vi incatena, abbracciate solo chi ha bisogno reale di voi e chi vi fa sentire sempre al primo posto.

Il resto lasciatelo andare… a volte le cose migliori accadono quando si lascia la presa…

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Filippo

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