Chi siamo e dove andiamo?

Inutile girarci tanto attorno, io faccio parte della generazione sempre in ritardo o troppo precoce. Quella generazione che da piccoli si aveva paura dei bulli più grandi e ora i bulli sono i più piccoli (Say What?). Quella generazione delle ragazze che vanno con quelli più grandi ed ora vanno con quelli più piccoli (But… WTF?!?!). Quella generazione del titolo di studio che valeva qualcosa, ed ora vale quanto superare una prova ad ostacoli.

La generazione di mezzo, troppo preparata o troppo impreparata, ma soprattutto quella che non ci ha capito nulla. Insoddisfatta, che vuole tutto ma ha già tutto e vorrebbe allora qualcosa di diverso. Si quella generazione senza un vero leader, senza grandi imprese da compiere né grandi guerre da combattere.

Una generazione (o quasi) senza la leva obbligatoria, quella abituata a stare davanti al pc. Quella incapace di lottare per qualcosa perché non ne vale realmente la pena. Una generazione cresciuta da donne (fight club docet), tirati su da altre donne e comandata da altre donne ancora.

Una generazione che balla ma che balla da sola senza un coinvolgimento emotivo. Una generazione tranquillamente sdraiata davanti alla playstation o alla xbox. La generazione del “tanto ci pensano i miei”, del prelevamento facile, della mancia e della paghetta.

Una generazione che avrebbe bisogno di una svegliata, una bomba che frantumasse le certezze inutili e la facesse risvegliare dal torpore del nulla. Siamo la generazione del nulla, senza sfide e senza tanta voglia. La generazione che non lotta, che vuole tutto subito, così regalato.

La generazione dei buffet, dei drink offerti, delle bottiglie omaggio, delle entrate free… la generazione svogliata nata con i cartoni animati che ci hanno allevato per diventare supereroi (si io sarei batman ma shhh non ditelo in giro) o calciatori (non conosco un calciatore che sia UNO e nemmeno eroi… nemmeno super in realtà).

Pian piano prendiamo coscienza di quello che non siamo e di quello che siamo diventati e ci arrabbiamo pure, ma non sappiamo come uscirne se non ridendo. Ma tanto siamo anche la generazione che pensa poco, a cui basta un buon drink in mano, una bella serata (finta) in discoteca e tutto il resto passa in secondo piano, anzi viene archiviato.

È meglio essere incoscienti di quello che si è piuttosto che combattere per cambiare, non ce l’hanno insegnato indi non lo sappiamo fare. Ora incazzatevi pure, dite che voi non siete così, anzi no non lo farete perché siete stanchi pure di essere arrabbiati ed in fondo in fondo è martedì mancano solo tre giorni al weekend… perché rovinarsi il fegato se lo può fare il drink?

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Filippo

One Comment

  1. Bello invece, mi ritrovo in parte.

    Con meno ‘paghetta’ di altri e forse ancora qualche illusione.

    Buon fine settimana Filippo! (n.d.r. è già mercoledì! sc)

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