A volte è meglio staccare la spina e sparire per un po’

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Sarà capitato a tutti di pensare Mollo Tutto e Sparisco, anche solo per un instante, anche solo per qualche secondo. A volte però i secondi si fanno minuti, poi ore e poi giorni e questo pensiero diventa un chiodo fisso.

Cambiare località perché ormai si conosce ogni parte della città, ogni angolo nascosto è già stato calpestato, ogni via è già stata percorsa. A volte semplicemente non si ha più nessuno da conoscere e si ricercano nuovi stimoli.

Si cercano i collegamenti tra le varie persone e ci si accorge che tutti conoscono tutti e non c’è più via d’uscita, non c’è speranza per una novità o qualcosa di leggermente nuovo.

Molti libri parlano di chi ce l’ha fatta, ha mollato città, persone e soprattutto lavoro, ed è ripartito da zero vincendo. Creando qualcosa di nuovo ma soprattutto raggiungendo la pace interiore, che fa molto new age ma è quello a cui tutti aspirano, anche inconsciamente.

Facebook ci ha legato tutti a doppio filo, difficile oggi staccare completamente, una notizia una foto condivisa ti arriverà sempre e comunque nella tua bacheca. Si dovrebbero eliminare 50 persone, togliere le notizie delle bacheche di altrettante persone per avere un minimo di “scollamento” ma poi si finirebbe con vedere gli aggiornamenti solo delle fan page.

Forse l’unica via per resettare un po’ tutto è quello di mettere o mettersi in pausa. Fare solo le cose essenziali per la vita lavorativa e non, per ritrovare l’equilibrio perduto. Leggendo qualche articolo su internet e leggendo determinati libri la giornata ideale dovrebbe essere incentrata sul sorriso e sulla gratificazione personale. Quando si perdono queste due caratteristiche allora forse è arrivato veramente il tempo per alzarsi e iniziare a correre e cercare un nuovo luogo, non per forza fisico, diciamo un nuovo mood, un nuovo stato emozionale.

A volte basta una piccola rottura, una piccola frattura per togliere qualche certezza, e via via altre certezze vengono meno e come in un domino resti con poche cose in mano. Nulla di tragico, potrebbe essere anche un avvenimento banale che ti fa scattare qualcosa dentro e ti permette di prendere una decisione.

Gli avvenimenti sono stati parecchi e tutti si sono susseguiti uno dietro l’altro, si son presi per mano e hanno iniziato a buttarsi dalla scogliera, e tu li fermo ad osservar la scena da poco distante.

Molti mi dicono che penso troppo, che dovrei iniziare a vivere in modo molto più sereno, e tutti questi hanno ragione al 100% ma non si può cambiare la natura, o meglio si può cercare di modificarla leggermente o mascherarla ma cambiarla risulta difficile.

Quindi si prende e si va in cerca di qualcosa di nuovo, bisogna farlo per dare qualcosa di positivo a chi ti sta accanto. Come per il lavoro, tutti dovrebbero fare il lavoro dei sogni, perché solo in quel modo riuscirebbero a dare il 100% e soprattutto darebbero il 100% di loro stessi alla società. Un lavoratore triste prende 0 e da 0.

Una volta raggiunto il vero io bisogna trovare una persona e volergli un bene dell’anima, perché è il bene più grande, esula dal cuore e dalla mente, perché quando un giorno il cuore smetterà di battere l’anima vivrà per sempre. Quella persona completerà il percorso perché in due viene tutto meglio.

Andiamo alla ricerca di noi per trovare l’altra parte della mela.

mela

Perché scrivo tutto questo? Perché mi piace scrivere e magari posso dare una piccola ispirazione a qualcuno, anche arrivare ad una sola persona sarebbe un successo. Chi sono per scrivere tutto questo? Nessuno. Sono triste? No, non è un articolo triste semplicemente reale, forse malinconico ma non triste. Forse mi immergo troppo nelle cose e nelle persone e queste non lo capiscono perché hanno modi differenti di vivere e vedere le cose.

Bene, detto questo vi lascio con un’ultima cosa, non scappate per forza da chi a volte pensa e vi mostra il suo vero io, chi ride sempre può nascondere qualcosa…

joker

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Filippo

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  1. ciao Filippo, non so se e quanti hanno letto il tuo ultimo articolo, e quanti hanno dato seguito scrivendoti. Mi è piaciuto molto, perchè in molti passi mi ci rivedo e li condivido. Perciò vorrei dire che mi sono chiesto spesso e mi chiedo tutt’ora il perchè di questo sovraffollamento di idee, pensieri, ragionamenti; misti poi a esperienze spesso poco edificanti, come può essere il cercare ma non trovare quel qualcosa e quel qualcuno. Sto dicendo a me stesso che, dopotutto, scappare non serve a niente perchè ti porti dietro il fardello da cui vorresti scappare, cioè noi stessi. Per cui l’andare, va inteso in altre dimensioni, cioè, non solo spaziale del “me ne vado dalla Calabria” o “me ne vado a New York, li mi capiscono” e capire con chi abbiamo a che fare, col noi con cui abbiamo a che fare, intendo. In noi, mi perdonerai se mi includo in questa categoria, c’è il marchio della Tensione. Siamo delle corde e siamo in tensione, solo così produciamo musica. Accettiamo tutto questo, che non significa annullarsi o lasciare che veniamo sopraffatti, ma accettiamo la nostra natura, come anche sottolinei tu nell’articolo. Se questa connessione informatica deve avere un senso, il motivo vorrei che fosse l’intenzione nello scriverti queste mie umilissime ma sentite riflessioni.

    Forza e coraggio, perchè tale monito è rivolto a chi oltre il nemico deve superare la paura e l’incertezza, a nulla servirebbero rivolgerli a vili superbi che credono di essere forti e coraggiosi; lasciamoli combattere come le mosche fanno coi vetri.

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