Pubblicità: deve generare la domanda o rispondere alla domanda?

Non è facile per chi vende prodotti risultare “simpatico” alla massa, spesso la pubblicità viene vista come un disturbo e a volte una violazione della privacy, come spesso accade nel web.

Spesso la pubblicità risponde ad una domanda, “Ti serve un’auto nuova? Ecco la nuova….” oppure “Voglia di uno snack? Fai una pausa con…” una domanda che è già dentro la testa delle persone.

Quindi cosa dovrebbe fare? La cosa più difficile di tutte ma anche la più creativa, generare una domanda. L’uomo per caso sentiva l’esigenza dell’iPad? Sarebbe andato avanti per anni con il pc portatile senza grosse pretese giusto?

Oppure si sentiva l’esigenza dell’iPod? Anche in questo caso si prendevano le cassette, si riavvolgevano con la penna “BIC” (per non consumare batteria) e le si inserivano nel Walkman. Se non fossero esistiti dei geni creativi tutta questa rivoluzione non sarebbe mai esistita. In effetti l’iPod è molto più potente, usabile e di qualità nettamente superiore di un walkman.

Però se notiamo bene le cose non sono comunque molto cambiate. Le grandi piattaforme continuano a rispondere e basta. Google? Ti suggerisce quello che stai cercando, facile… lo sto cercando è ovvio che mi interessa. La Tv e la Radio sono ad un livello ancora peggiore. Mi suggeriscono anche cose di cui non mi può importare nulla, ovvio colpiscono la massa…

Quindi cosa dovrebbe fare una pubblicità per risultare interessante? Per regalare un’esperienza all’utente forse dovrebbe generare una domanda o comunque “dare” consigli. Se poi i consigli vengono dalla community stessa degli utenti e non da professionisti il gioco diventa perfetto.

Facebook sta facendo campagne similari e forse ci sarà sempre più spazio per questa nuova forma di promozione, nella speranza che il tutto venga fatto in modo meno invasivo possibile e soprattutto in modo creativo.

Vi lascio con un estratto del film fight club (si ormai è il mio tormentone) dove il protagonista parla di pubblicità.

un’intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli, o schiavi coi colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la Grande Guerra né la Grande Depressione. La nostra Grande Guerra è quella spirituale, la nostra Grande Depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene!

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Filippo

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