Una piccola storia sulle startup

Gli uomini hanno sempre ricercato un contatto sociale, per dirla in un modo molto elegante. Uno dei principali successi degli ultimi anni nel web è basato sul concetto basilare della società, la conoscenza. Conoscenza di persone, luoghi e informazioni.

Ma è bastato dare un “Poke” e inserire lo status (single o no…) per avere un successo planetario. Certo la grafica, il marketing, i contatti, la programmazione… son tutti argomenti validi e che vengono insegnati nelle principali scuole ma poi alla fine quello che conta è il gossip, la curiosità che fa andare avanti tutto, anche nel web.

Provate a scrivere un articolo di politica o di economia e poi uno su una celebrità, e vedrete dei risultati sconvolgenti. Non è qualunquismo di bassa lega è la pura e semplice verità, la maggior parte delle persone vuole sapere tutto di tutti. Anche chi afferma “a me non interessa nulla degli altri” ma è iscritto a Facebook, nel 90% dei casi mente.

Diventare miliardari con un poke o uno status. Tutto era nato dall’idea di poter accedere in modo più semplice alle informazioni grazie ad una massiccia condivisione sul web. Facebook è nato forse da questa idea nobile, ma senza la voglia di un qualsiasi studente di Harvard di conoscere la ragazza che seguiva il suo stesso corso tutto questo sarebbe stato un enorme flop. Ammettiamolo la grafica non è bellissima e agli esordi era “ridicola”, semplice ma bruttina. L’innovazione era tutta lì davanti a loro, non nella struttura, non nel layout, solo nella frase “Facebook helps you connect and share with the people in your life”.

L’innovazione è stata nel concetto non nel come realizzare il tutto. È stato ed è qualcosa che deve far riflettere, un ragazzo poco più che ventenne, Mark Zuckerberg, ha creato un’idea, solo un’idea ed ha cambiato completamente le abitudini di milioni di persone. I social network, le chat, le applicazioni di messaggistica esistevano già, non ha inventato nulla eppure sarà lui ricordato come il creatore mondiale del Social Network.

Perché è riuscito a dare un senso a quello che esisteva già, partendo da una postazione privilegiata (Harvard), attorniato da menti eccelse, in luoghi ricchi di idee e di soldi, ma pur sempre geniale.

Quello che deve far riflettere è anche un altro piccolo esempio di come la condivisione di idee possa creare qualcosa di unico.

Facebook stava iniziando ad espandersi e stava iniziando a prendere i primi soldi, anche grazie ad un certo Sean Parker (se non vi dice nulla forse Napster vi dirà qualcosa…), quindi l’espansione portava alle prime assunzioni. Avendo molte entrate e molte idee Mark e il suo team cercavano l’eccellenza andando a sbattere contro il colosso Google ben più forte e strutturato e anche lui in cerca di nuovi ragazzi con una mente fine.

Tra i candidati c’era un certo Steve Chen. Steve era un ex programmatore di PayPal e fece subito un’ottima impressione a Cohler (era la mente e il braccio per le assunzioni in FB). Steve venne assunto ma in Facebook lavorò poco tempo. Lo stesso Cohler cercò di dissuaderlo cercando di fargli capire l’importanza di Facebook e di quanto poteva crescere professionalmente all’interno di quel team. Ma Steve aveva altri progetti, voleva fondare una startup video.

Si può lasciare un posto sicuro e in un ambiente così stimolante per un’idea? Se l’idea si chiama YouTube direi di si.

Seguite le vostre idee sempre, non fatevi influenzare da nessuno almeno che non sia un genio come voi.

Vi lascio con una frase tratta dal film The Social Network: È sufficiente un po’ di logica per arrivare al succo della questione. Se voi foste gli inventori di Facebook, avreste inventato Facebook.

Le idee vanno sviluppate, siate creativi e non cretini.

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Filippo

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